Premio Marzotto 2017

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Medicina, Scienza, StartUp

/ 17.3.2015

PREMIO MARZOTTO: INTERVISTA AD ALESSANDRO TOCCHIO, FOUNDER DI TENSIVE

TENSIVE

Biomateriale sintetico che, combinato a tecnologie per la vascolarizzazione, permette lo sviluppo di protesi innovative, alternative a quelle in silicone, in grado di offrire un naturale e permanente aumento e/o ricostruzione del seno. Questi prodotti permetteranno di migliorare la qualità di vita del paziente, poiché la ricostruzione avverrà mediante operazione singola e non sarà necessario sottoporsi a sostituzione periodica della protesi, come avviene con le protesi in silicone.

 

Intervista a Alessandro Tocchio, Founder Tensive
Vincitore Premio per l’impresa (300.000 euro)

Quarta edizione Premio Gaetano Marzotto – Anno 2014

 

1) Da dove arriva l’idea fondativa della vostra startup? Quale tipo di esigenza risolve?

L’idea nasce dal lavoro di ricerca all’interno della Fondazione Filarete su materiali per usi medicali. La tecnologia ha dimostrato di avere grandi potenzialità per lo sviluppo di materiali per la rigenerazione di tessuti biologici. Il processo ideato consente di creare una rete di canali all’interno del biomateriale che favorisce la vascolarizzazione e quindi un’efficiente rigenerazione dei tessuti. Attualmente infatti, la mancanza di vascolarizzazione rappresenta uno dei principali limiti in clinica, dove si è in grado di rigenerare efficacemente solo pelle e cartilagine, la prima perché molto sottile e la seconda perché non ha bisogno di particolare ossigenazione e nutrimento. Con la nostra tecnologia vogliamo poter dare un contributo fondamentale alle tecniche di medicina rigenerativa garantendo la vitalità cellulare all’interno di tessuti con dimensioni superiori a quelle attualmente disponibili. Dopo aver testato in laboratorio la fattibilità di tutto questo abbiamo deciso di costituire una startup e così oggi siamo in grado di proporre una protesi mammaria bioassorbibile: dopo l’impianto, in circa 12 mesi, il materiale viene riassorbito lasciando spazio al tessuto adiposo proprio del paziente.

  

2) Nella fase iniziale avete utilizzato le competenze di qualche incubatore o acceleratore?

Siamo nati all’interno della Fondazione Filarete che è stato il nostro incubatore per quanto riguarda il gruppo di ricerca. La Fondazione ha la proprietà intellettuale della soluzione, ma siamo in fase di trattativa per portare la startup ad avere la titolarità di tali tecnologie.

3) Ci date una breve descrizione dell’attuale sviluppo della tecnologia, del prodotto o del servizio?

La nostra soluzione potrebbe avere sviluppi amplissimi. Siamo alla ricerca di collaborazioni scientifiche che ci permettano di poter arrivare alla rigenerazione di diversi tessuti. Soluzioni già potenzialmente esplorabili riguardano ad esempio i tessuti molli, connettivi e l’osso, per i quali in caso di trauma o asportazione di porzioni rilevanti la soluzione più utilizzata consiste nell’uso di protesi permanenti e non bioassorbibili.

  

4) Quali tipi di attività vi ha consentito di realizzare il premio vinto con Associazione Progetto Marzotto? Avete ottenuto altri finanziamenti?

Il Premio Marzotto è servito e servirà a sviluppare il prodotto per tutto il 2015. Abbiamo assunto personale specializzato e allargato il team di ricerca. Con il premio contiamo inoltre di poter continuare a operare all’interno della Fondazione Filarete, ma acquistando la proprietà intellettuale che intendiamo consolidare per l’estero. Nel tempo sono arrivati altri piccoli finanziamenti. Per il prossimo futuro siamo in trattativa con diversi investitori italiani che potrebbero garantirci i due milioni di euro richiesti per il primo round di finanziamento

  

5) Avete partecipato a qualche competizione?

L’ultima competition a cui abbiamo partecipato è stato il Premio Marzotto. Dopo di allora abbiamo deciso di dedicarci totalmente allo sviluppo del nostro prodotto. Prima del Premio abbiamo partecipato con grande soddisfazione a diverse competizioni che ci hanno garantito una eco mediatica rilevante e vitale per sviluppare il nostro network commerciale e clinico.

  

6) Quali sono le principali difficoltà che dovete affrontare?

Le maggiori difficoltà sono di carattere tecnico-scientifico. Per settembre 2015 dobbiamo avere disponibile il prototipo per iniziare ad effettuare le prove precliniche e per redigere il dossier regolatorio da presentare ai comitati etici degli ospedali italiani con cui vogliamo fare la sperimentazione clinica. Stiamo lavorando in modo che le specifiche tecniche siano aderenti a quelle richieste dalla FDA americana in modo da essere già pronti allo sbarco sul mercato USA. Prevediamo di arrivare alla commercializzazione in Europa in circa 4 anni, mentre i primi impianti sull’uomo sono pianificati tra un paio d’anni.

  

7) Quali saranno i prossimi sviluppi tecnologici o commerciali, ed eventuali aggiornamenti sui brevetti/proprietà intellettuale del progetto?

Gli sviluppi tecnologici sono legati al tipo di collaborazioni che riusciremo ad attivare per ampliare la gamma di tessuti che si potranno rigenerare. Inoltre vorremmo dare in licenza la nostra tecnologia ad altre aziende in particolare del settore ortopedico per la rigenerazione del tessuto osseo.

  

8) Secondo voi cosa si potrebbe o dovrebbe fare a livello burocratico istituzionale per favorire lo sviluppo di startup innovative in Italia?

Le difficoltà maggiori per le startup sono di tipo burocratico, dove per burocratico intendo sia gli aspetti amministrativi, ma anche quelli legati all’assunzione del personale, all’avvio di rapporti commerciali, alle regole e ai paletti soprattutto nei confronti della Pubblica Amministrazione: una startup ad esempio è spesso impossibilitata a partecipare a bandi non avendo un pregresso, bilanci consolidati da presentare. Occorre che l’amministrazione centrale si focalizzi maggiormente sulla questione delle startup perché dopo la certificazione di Startup Innovativa poco è stato fatto se non piccole defiscalizzazioni. Inoltre occorrerebbe una maggiore differenziazione tra i settori in cui operano le startup. Anche perché la norma dice che dopo 4 anni non si è più una startup innovativa, ma in campo medicale come il nostro i tempi per arrivare a commercializzare il prodotto sono ben più lunghi.

  

(Febbraio 2015)

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